I tre luoghi comuni del tango
Quanto tango viene ballato ogni giorno nel mondo, quanta emozione attraversa ogni passo lasciando impronte nel cuore e nel corpo. Quale e quanta storia di ognuno...
di noi viene scritta su pavimenti calpestati da piedi che pensano di muoversi a terra, ma in realtà stanno volando con l’Anima.
La poesia infinita di una musica che non ha confini e che spinge i nostri pensieri verso luoghi interiori inesplorati, spesso viene uccisa da luoghi comuni che non hanno nulla a che vedere con quella magia.
I condizionamenti ci impediscono di lasciar fluire ogni attimo con leggerezza e facilità, così finiscono per dare spazio e tempo ad inutili e distruttivi pensieri generalizzati.
Eccone almeno 3, ma sono convinta che anche voi potreste proporne altrettanti.
1° - La dama deve solo seguire, non deve prendere iniziative.
E’ senza dubbio una delle prime frasi che noi donne ci sentiamo dire mentre siamo intente a muovere i nostri primi passi. E se analizziamo le parole con mente razionale, non possiamo far altro che condividere il suggerimento. Ma con uno sguardo più attento, una volta acquisite tecnica ed esperienza, capiamo quanto in realtà la differenza dei ruoli si assottigli e quante volte il nostro “seguire” diventi invece un modo implicito per proporre qualcosa di nuovo e di diverso.
In un ascolto sottile e reciproco, chi segue può paradossalmente diventare chi conduce, in uno scambio non verbale che può avvenire solo con il silenzioso linguaggio del corpo, senza una suddivisione così netta dei ruoli. Questa sinergia ci insegna che il concetto “la dama deve solo seguire” risulta essere esclusivamente un luogo comune, una mera semplificazione che affligge la bellezza di un ballo tanto complesso, quanto incredibilmente emozionante.
2° - Invita solo il cavaliere, la dama non può farlo.
Ecco un altro luogo comune che regala superficialità ad un ballo che invece sa essere estremamente profondo e toccante. Come nella vita, anche nel tango succede un po’ di tutto e la milonga non fa certo eccezione, infatti, agli osservatori più attenti ed esperti, non sfuggono dinamiche a volte anche esilaranti. Ma rientrando nei ranghi del galateo, sappiamo che la dama, comodamente seduta al suo tavolino, potrà guardare la pista, selezionare il cavaliere con il quale desidera ballare una tanda e tutto il resto lo farò il suo sguardo. La forza e la determinazione degli occhi di una donna che vuole vivere una tanda con quel ballerino, sono in grado di tutto, senza muovere un dito. Ecco quindi che l’invito è possibile, anche in questo caso, senza le parole.
La mia personale opinione è che, in un mondo che cambia sempre più in fretta, sia anche arrivato il momento di stravolgere alcune regole un po’ obsolete e riformulare un galateo che utilizzi dinamiche più in linea con i tempi. Ma per come stanno adesso le cose, dire che la dama non può invitare, non solo non è vero (seppur potendo usare solo una modalità non verbale), ma richiama a tempi davvero passati.
3° - Il Tango è un pensiero triste che si balla.
Per quanto mi riguarda, nulla potrebbe essere più lontano da quanto affermato da Enrique Santos Discépolo, autore della frase “Il Tango è un pensiero triste che si balla”. Sono sicuramente parole che hanno reso famoso questo ballo, ma affibbiando un’ombra di malinconia che può svanire solo una volta compreso ciò che vuol dire ballare tango.
Più che un luogo comune, in questo caso parliamo di una “tradizione” che accompagna il pensiero del tango, soprattutto in chi non lo pratica. Pur comprendendo il significato storico e culturale di queste parole, oggi possiamo considerarlo un pensiero meraviglioso che si balla, in tutta la sua difficoltà e in tutte le sue contraddizioni.
Il tango è la perfetta metafora della vita e, proprio come la vita, non può essere considerato qualcosa di triste, ma un insieme di emozioni, gioie ed occasioni che fanno di ogni tango un momento speciale.
